IL PROGETTO
HENOSIS (2026) è un video che attraversa il concetto di unione, fusione e trasformazione. Il titolo, dal greco, richiama l’idea del diventare uno: non come semplice armonia, ma come processo inquieto in cui identità, natura e materia si contaminano fino a confondersi.
Le immagini costruiscono un universo sospeso tra fiaba, organismo vivente e visione interiore.
Figure femminili enigmatiche abitano paesaggi surreali popolati da funghi, forme biomorfiche, alberi nervosi e presenze ibride, dove il corpo non è mai separato dall’ambiente, ma ne diventa estensione.
Il rosso, ricorrente e vibrante, agisce come segnale vitale, ferita, energia e legame.
In HENOSIS, tutto sembra tendere verso una comunione impossibile: il fragile e il mostruoso, il vegetale e l’umano, l’infanzia e l’inquietudine, il gioco e il rito.
Il video si muove così in una dimensione ambigua, dove bellezza e perturbazione convivono, e dove la metamorfosi diventa il linguaggio attraverso cui leggere il presente.
BIOGRAFIA
Valerio Calsolaro è un visual artist italiano la cui ricerca attraversa il confine tra corpo, tecnologia, memoria e trasformazione.
Attraverso immagini in movimento, intelligenza artificiale, sound design e sperimentazione digitale, costruisce universi sospesi e perturbanti, nei quali il linguaggio tecnologico diventa strumento per indagare la dimensione emotiva e le contraddizioni dell’identità contemporanea.
Il suo lavoro è stato presentato in mostre, rassegne e festival nazionali e internazionali dedicati alle arti digitali, al cinema sperimentale e ai nuovi linguaggi dell’immagine. È vincitore di Ibrida Festival, del Vertical Movie Festival di Cinecittà e di riconoscimenti nell’ambito di festival internazionali di arti digitali, tra cui una rassegna a Sacramento, California.
Nel 2026 il suo progetto Demanufacture è stato selezionato e presentato a Cannes nell’ambito di una sezione dedicata all’Intelligenza Artificiale.
La sua pratica nasce dall’incontro tra sensibilità artistica e tecnologia, utilizzando l’AI non come fine, ma come materia espressiva: uno spazio attraverso cui generare nuove percezioni, alterare il reale e mettere in discussione il rapporto tra individuo, macchina e mondo contemporaneo.





